FRATTURA ASTRAGALO

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L’astragalo è il primo osso del piede ed è importantissimo in quanto funge da punto di connessione tra quest’ultimo e la gamba.

E’ parte integrante sia l’articolazione della caviglia (insieme al parte finale della tibia) che delle varie articolazioni piede dividendo e trasmettendo le sollecitazioni meccaniche sia al calcagno che gli sta sotto, che alla parte anteriore del piede. E’ un mirabile giunto cardanico estremamente specializzato nelle sue funzioni.
La sua forma anatomica è molto complessa e quest’osso presenta peculiarità uniche.
L’astragalo è l’unico segmento scheletrico che è rivestito quasi nella sua interezza da cartilagine articolare ed è l’unico osso dell’apparato locomotore che non presenta inserzioni muscolari. Il rovescio della medaglia è che presenta una vascolarizzazione molto precaria in quanto i vasi sanguigni che lo nutrono possono penetrare solo attraverso quelle piccole zone non ricoperte da cartilagine.

La grande maggioranza di queste fratture sono scomposte, pluriframmentarie e possono danneggiare la sua vascolarizzazione provocandone la necrosi (ovvero la morte del tessuto osseo).

La cura della frattura astragalo

Storicamente la maggior parte degli ortopedici eseguivano un trattamento incruento, ovvero lasciavano guarire la frattura così come si presentava (non è possibile una ricostruzione anatomica dell’astragalo senza agire direttamente sui frammenti di frattura) condannando il paziente a severe conseguenze come dolore cronico associato a gravi disturbi della deambulazione.
Il razionale di questo atteggiamento terapeutico era duplice:
la tecnologia dei mezzi di sintesi (placche e viti) necessaria per eseguire l’operazione non garantiva risultati affidabili e riproducibili.

Oggi tale limitazione è stata decisamente superata grazie all’introduzione di strumentario estremamente sofisticato e specificatamente dedicato al trattamento di questo tipo di fratture. Secondo, per un motivo strettamente biologico. L’astragalo è un osso coperto da un sottile strato cutaneo, non è protetto da muscoli. Essendo la cute di rivestimento molto delicata, questa, soprattutto se non gestita in maniera idonea durante la chirurgia, può andare incontro a disturbi di cicatrizzazione esponendo l’osso sottostante con conseguente altissimo rischio di infezione.
Questo rischio concreto ha dissuaso gli ortopedici ad eseguire ricostruzioni chirurgiche nei soggetti vittime di queste fratture, accettando gradi variabili di invalidità funzionale.

Oggi fortunatamente grazie a tecniche chirurgiche avanzate anche mini-invasive (vedi img . 2 ) è possibile eseguire la ricostruzione chirurgica anatomica di queste gravi lesioni permettendo al/alla paziente di tornare ai livelli di attività che aveva prima dell’evento traumatico.
Sono fratture che devono necessariamente essere affrontate da chirurghi che hanno eseguito un addestramento specifico. E’ dimostrato in letteratura internazionale che, in particolare nel trattamento di queste fratture, la percentuale di complicanze diminuisce con il livello di esperienza.