PROTESI ALLA CAVIGLIA | LE RISPOSTE DELLO SPECIALISTA

La protesi alla caviglia è una caviglia artificiale che viene impiantata quando la malattia artrosica  determina una degenerazione irreversibile dell’articolazione originaria.
Il Dottor Attilio Basile, Specialista in Ortopedia e Traumatologia, con addestramento specifico nell’impianto di tali dispositivi, risponde alle domande più frequenti.

Dottor Basile, a cosa serve la protesi alla caviglia?

La protesi alla caviglia serve ad eliminare il dolore, mantenendo il movimento della caviglia.

Quali sono i sintomi che indicano che potrei aver bisogno di una protesi alla caviglia?

L’intervento di impianto di protesi può esser preso in considerazione in quei casi in cui il paziente è afflitto da dolore severo e cronico. Quando presenta resistenza ai trattamenti fisioterapici e medici (infiltrazioni), ed ha una compromissione della funzione della caviglia.

Cosa mi devo aspettare durante l’operazione ?

La procedura chirurgica può esser eseguita in anestesia loco-regionale (si “addormenta” solo la gamba interessata).
L’incisione viene effettuata anteriormente o lateralmente in base al tipo di protesi utilizzata. Per mezzo di apposito strumentario di precisione si rimuove l’articolazione malata (tagliando pochi millimetri di osso e cartilagine dalla tibia e dall’astragalo) permettendo l’inserimento delle componenti protesiche (costituiti dal leghe metalliche e da un tipo plastica molto resistente chiamata polietilene).

Cosa succede dopo l’operazione ?

Terminata la chirurgia si applica un tutore o una stecca rigida posteriore per 2-4 settimane. Durante questo periodo di tempo il paziente non può mettere peso sulla caviglia operata per permettere alla cicatrice cutanea di guarire ed all’osso di ancorare in maniera definitiva la protesi. Successivamente si segue un protocollo riabilitativo sotto la supervisione di un terapista esperto.

In quali casi non è possibile impiantare una protesi ?

La protesi alla caviglia è sconsigliata in quei paziente che presentano gravi deformità congenite od acquisite della caviglia e del piede. Spesso può essere necessario correggere tali situazioni anatomiche prima dell’eventuale impianto della protesi.  La procedura dovrebbe essere evitata  in caso di infezione dell’osso (osteomielite), in caso di neuropatie periferiche (compromissione della funzione neurologica con mancanza di movimento attivo e/o di sensibilità), vasculopatie periferiche (compromissione del normale afflusso di sangue alla caviglia), inadeguata (o assente) funzione muscolare.

Quali sono le possibili complicanze ?

Le complicazioni di un intervento di protesi alla caviglia non sono superiori a quelle comuni ad ogni intervento:

1) infezione (attualmente si seguono precisi protocolli di profilassi antibiotica specifici che rendono tale evenienza molto rara);

2) formazione di coaguli nelle vene profonde della gamba che possono dar luogo ad embolie. In questo caso si attua una profilassi con somministrazione di eparina. L’eparina mantiene il sangue fluido, e si somministra  fino alla ripresa della deambulazione normale);

3) disturbi della cicatrizzazione della ferita chirurgica (pazienti fumatori, con diabete insulino dipendente,  e quelli affetti da artrite reumatoide presentano un rischio più alto rispetto agli altri).

E le complicanze specifiche della chirurgia protesica?

Le componenti protesiche possono, con il tempo, usurarsi e/o mobilizzarsi (distaccarsi dall’osso). In questo caso è necessario impiantare una nuova protesi.

Una complicanza minore può essere quella della frattura secondaria dei malleoli.

Ci sono due modi per affrontare chirurgicamente l’artrosi della caviglia: la sostituzione protesica e l’artrodesi. Come scegliere ?

I parametri clinici e radiografici che determinano la scelta tra le due procedure sono molteplici. Generalmente analizzo il quadro completo del paziente e indico la soluzione migliore.

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