Medico Chirurgo Specialista in Ortopedia e Traumatologia del Piede e della Caviglia
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Intervista pubblicata su VERO SALUTE. Il piede piatto in età pediatrica

Il piede piatto in età pediatrica.

Quando è veramente un problema?

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In età pediatrica il piede piatto è di comune riscontro: circa il 90% dei bambini al di sotto dei 2 anni presenta un appiattimento più o meno pronunciato della volta plantare: tale percentuale si riduce drasticamente al 4% dopo i 10-12 anni di età con il normale accrescimento fisiologico dell’apparato muscolo-scheletrico.

Piede piatto in età pediatrica - Dottor Attilio Basile

Attraverso quali criteri clinici e diagnostici è possibile quindi identificate i soggetti a rischio di progressione, che possono sviluppare una strutturazione delle deformità che necessita di un trattamento specialistico?

Lo abbiamo chiesto ad un luminare della materia, autore di svariati articoli di ricerca su riviste nazionali ed internazionali, il dott Attilio Basile, specialista di ortopedia e traumatologia di Roma presso l’Azienda Ospedaliera San Camillo Forlanini e presso la Clinica Pio XI di Roma, strutture decisamente all’avanguardia in questo campo.

Dott. Basile, lei si occupa in maniera specifica del trattamento delle patologie del piede e della caviglia. Una passione che ha perfezionato negli anni, frequentando i migliori centri specialistici in Italia e nel mondo. Lei come tratta il piede in età pediatrica?

“Generalmente il piattismo, nel bambino, rappresenta una normale variante anatomica del piede e si normalizza nella prima decade di vita senza alcun trattamento specialistico.

La conformazione plantare è infatti destinata a cambiare nel corso del naturale sviluppo fisiologico, fino a raggiungere la sua forma definitiva attorno ai 10-12 anni. Ritengo, pertanto, che i bambini non siano clinicamente valutabili sino alla soglia del decimo anno di vita”.

Se raggiunta quest’età si certifica l’esistenza del piede piatto, lei come interviene per correggerlo?

“Nei casi in cui la deformità sia progressiva e limiti fortemente le normali attività ludico-sportive e quotidiane del bambino e se il trattamento conservativo non ha dato i risultati sperati, solo con l’intervento chirurgico è possibile eliminare il dolore, ridurre la deformità anatomica e ripristinare un corretto allineamento articolare. Negli anni ho sviluppato un particolare interesse per l’endortesi, una metodica interventistica che offre numerosi vantaggi: viene eseguita in anestesia locale con una piccola sedazione, non necessita di ricovero, non provoca edemi post-operatori e consente un rapido ritorno alle attività quotidiane.

La assoluta non invasività della tecnica, la semplicità di esecuzione e la spettacolarità della correzione ne rendono pertanto assolutamente consigliabile l’utilizzo nei pazienti pediatrici. Tale metodica offre i migliori risultati quando il piede ha grosse potenzialità di crescita. Con l’avanzare dell’età è,quindi, preferibile rincorrere alle tradizionali metodiche ostiotomiche, anche se più articolate”

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