Il tendine del tibiale posteriore è uno dei principali “sostegni” dell’arco del piede. Quando si indebolisce o si infiamma a lungo, l’arco comincia ad abbassarsi e il retropiede tende a “cadere” verso l’interno: è il piede piatto acquisito dell’adulto. All’inizio può dare solo stanchezza e dolore sotto il malleolo interno; con il tempo compaiono appoggio scompensato, difficoltà a sostenere camminate prolungate e scarpe che consumano in modo irregolare.
I segnali tipici sono un dolore interno alla caviglia e al mesopiede, gonfiore dopo le attività e la sensazione di “piede stanco” che cerca supporto. Osservandolo da dietro, il calcagno appare deviato verso l’esterno e l’avampiede tende a ruotare. Nelle fasi più avanzate si fatica a sollevarsi sulla punta con il solo arto interessato.
Il quadro è spesso il risultato di microtraumi ripetuti sul tendine (lavori in piedi, sovrappeso, attività prolungate) o di una forma del piede predisponente. Con il passare dei mesi, il tendine perde efficienza e le articolazioni si adattano alla nuova posizione, rendendo il piede progressivamente più piatto e meno stabile.

La visita specialistica valuta allineamento, forza del tibiale posteriore e flessibilità del piede. Radiografie in carico aiutano a misurare i rapporti tra le ossa; la risonanza magnetica è utile quando serve chiarire lo stato del tendine e dei tessuti vicini. Capire se il piede è ancora correggibile o già rigido orienta la terapia.
Nelle fasi iniziali si lavora su gestione dei carichi, scarpe più stabili e plantari che sostengano l’arco. La fisioterapia ha l’obiettivo di controllare dolore e infiammazione e di rinforzare la catena muscolare, ma da sola non sempre è sufficiente quando la deformità progredisce.
Se il dolore persiste, il piede perde progressivamente forma e stabilità o il plantare non basta più, è indicata la correzione chirurgica. L’obiettivo è riallineare il retropiede, ripristinare la funzione del tibiale posteriore (quando recuperabile) e ridistribuire i carichi sull’arco.
Dopo l’intervento il piede viene protetto con tutore o stivaletto. Il carico riprende in modo graduale secondo indicazione medica. Nelle settimane successive si lavora su mobilità, forza e cammino, con progressione verso le attività quotidiane e, quando possibile, sportive. I tempi variano in base alle procedure eseguite e alla situazione di partenza; il percorso è guidato dai controlli clinici.
Se il piede si appiattisce, fa male all’interno della caviglia o le scarpe si consumano in fretta verso l’interno, una valutazione mirata permette di capire lo stadio della patologia e di scegliere il percorso (conservativo o chirurgico) più adatto.

