FRATTURA MALLEOLO – DOTTOR BASILE, ORTOPEDICO SPECIALIZZATO

Il Dottor Attilio Basile, Ortopedico Specializzato nelle lesioni traumatiche del piede e della caviglia, ci spiega le varie tipologie di frattura malleolo, i rimedi e la convalescenza.

frattura malleoloChe cos’è una frattura malleolo, o frattura della caviglia?

L’articolazione della caviglia è costituita dalle porzioni terminali (distali) della tibia e del perone, detti anche malleoli (tibiale e peroneale), e dall’astagalo (il primo osso del piede).
La rottura di uno o di entrambi i malleoli viene definita come frattura della caviglia. In alcuni casi avviene la rottura della porzione posteriore della tibia (terzo malleolo o malleolo posteriore).

La frattura malleolo o frattura della caviglia può essere causate da:

  • traumi diretti (cadute, incidenti stradali)
  • traumi indiretti (traumi distorsivi in inversione od in eversione).

Entrambi sono eventi molto frequenti. Statisticamente, considerando tutte le fratture del corpo, sono seconde per incidenza solo a quelle del collo del femore.
Esistono vari gradi di gravità di queste lesioni. La frattura malleolo si può presentare da piccoli distacchi ossei a fratture scomposte pluriframmentarie esposte. In questo caso i monconi di frattura fuoriescono da ferite cutanee.

Quali sono i sintomi di una frattura malleolo/ frattura della caviglia?

I sintomi includono dolore alla caviglia che si può estendere al piede ed al ginocchio. Può comparire dell’edema locale (gonfiore), delle vesciche in corrispondenza della zona di frattura. La frattura malleolo comporta un’impossibilità di deambulazione.

Quali sono le opzioni terapeutiche per la frattura malleolo?

Alcune fratture malleolari possono essere trattate incruentemente immobilizzando la caviglia con un apparecchio gessato (o in alcuni casi con tutori). Il periodo di tempo varia a seconda del tipo di frattura, dell’età del paziente, di eventuali patologie sistemiche di base (esempio il diabete o l’osteoporosi). Tale periodo di immobilizzazione oscilla tra le 6 e le 12 settimane.
Nel caso di fratture scomposte e/o con caratteristiche intrinseche di instabilità, è necessario un intervento chirurgico di riduzione (ricomposizione delle parti di osso fratturate) e sintesi (fissazione dei monconi di frattura tra loro) con placche e viti. E’ importante sottolineare l’importanza della ricostruzione anatomica di tali lesioni, pena il dolore cronico e la degenerazione artrosica dell’articolazione della caviglia.

Cosa succede dopo l’intervento chirurgico?

La caviglia può essere immobilizzata temporaneamente fino alla cicatrizzazione delle ferite chirurgiche. Successivamente il paziente inizia un protocollo riabilitativo che prevede una prima fase di mobilizzazione fuori carico e quindi una ripresa progressiva della deambulazione.

Esistono potenziali complicanze?

Le complicanze sono legate a qualsiasi procedura chirurgica che includono i rischi legati all’anestesia (molto bassi visto che oggi, nella grande maggioranza dei casi, si esegue un’anestesia locale), possibili infezioni, danni a vasi e nervi.
Possono poi comparire complicanze specifiche quali: diminuzione dell’escursione articolare della caviglia, degenerazione artrosica, dolore cronico, zoppia.

Le placche e le viti vanno rimosse?

Oggi i mezzi di sintesi sono pensati per rimanere tutta la vita, quindi non vanno rimossi a meno che non diano problemi.

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